Quando la retorica è violenta

Il carattere violento assunto in Italia da alcune manifestazioni del cosiddetto sciopero europeo (anche in Spagna ci sono stati disordini) è l’altra faccia del fallimento dell’appello di alcuni sindacati all’astensione dal lavoro. La radicalizzazione delle forme di lotta, che in taluni casi sono sconfinate in conati di guerriglia urbana, è sempre preoccupante.
9 AGO 20
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Il carattere violento assunto in Italia da alcune manifestazioni del cosiddetto sciopero europeo (anche in Spagna ci sono stati disordini) è l’altra faccia del fallimento dell’appello di alcuni sindacati all’astensione dal lavoro. La radicalizzazione delle forme di lotta, che in taluni casi sono sconfinate in conati di guerriglia urbana, è sempre preoccupante. Nessuno può attribuire alle confederazioni del lavoro – neppure alla Cgil che pure scivola progressivamente verso una deriva antagonistica – la minima volontà di consentire una degenerazione violenta della tensione sociale. Ma occorre fare attenzione. Ieri Susanna Camusso aveva apostrofato Cisl e Uil con un “non bisogna scappare dalle piazze”, che forse avrebbe fatto meglio a non pronunciare il giorno in cui i facinorosi del collettivo studentesco hanno assaltato la sede Cisl di Bologna. Manca una coscienza dei pericoli che si possono presentare quando si crea un clima nel quale dalle frasi violente – come l’indegno slogan funereo in uso contro Elsa Fornero – si arriva alle intimidazioni rivolte ai famigliari del ministro e al tentativo di impedirle qualsiasi apparizione pubblica.
Oltre agli scontri provocati sul Lungotevere a Roma, l’episodio su cui riflettere con più attenzione è comunque l’aggressione alle sedi della Cisl e della Uil perpetrata da un gruppo di incappucciati l’altro giorno nella capitale. C’è una sostanziale differenza tra la rabbia dei lavoratori di Carbonia che hanno contestato duramente, ma a viso aperto, esponenti del governo, e l’azione di gruppi che agiscono nascondendosi e compiono atti violenti: quelli che tanti anni fa le nascenti Brigate rosse chiamavano “propaganda armata”. A questi pericoli devono reagire tutti, e non solo i corpi dello stato preposti all’ordine e alla legalità. Il sacrosanto diritto costituzionale a manifestare “pacificamente e senz’armi” si protegge anche difendendolo dalle infiltrazioni di chi intende farle degenerare. Chi si illudesse che questi episodi di violenza, per ora circoscritti, servano a dare visibilità alla protesta, finirebbe invece col provocare la ripulsa dello stesso diritto a manifestare. Quando i segretari di due grandi confederazioni sindacali, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, sono costretti a manifestare davanti al ministero dell’Interno per lamentare la scarsa protezione della loro attività, dopo le aggressioni alle sedi della Fim Cisl e della Uilm, vuol dire che si sta creando un clima torbido, che è interesse di tutti bonificare al più presto. Al fondo di certa cupezza c’è una insincera retorica del “massacro sociale”, della “macelleria dei diritti diffusi”, primo tra questi il diritto al lavoro. I valori del lavoro sono elemento di coesione sociale, ma il lavoro è attività e ruolo che solo una economia prospera e libera garantisce.